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Warm Up 2007 » FOTO Carissimi amici e amiche del Warm up 2007, mentre ci apprestiamo a fare gli ultimi preparativi per salutare il vecchio anno e dare il benvenuto al nuovo, vi immagino alle prese con sms, con msn e skype,cercando di tenere vive le emozioni dell’incontro, perché, sono sicuro lo stare insieme, solo anche per tre giorni, condividendo pensieri e riflessioni, non ci lascia mai come eravamo, ma rimane segno importante nella nostra vita; come un segno importante lo avete lasciato voi al nostro centro Interculturale “Baobab-sotto la stessa ombra”, partecipando alla nostra festa.
Il tempo a disposizione era davvero poco per raccontarvi il perché di questo Centro, che cosa facciamo; raccontarvi delle storie incrociate, di una passione educativa che dal volontariato ha finito per orientare le scelte della mia vita e professionali, attraverso un cammino che, a dodici anni, ha incontrato Scalabrini e i suoi missionari, dandone “un taglio particolare”. Venerdì, 28 dicembre 2007, avete sentito parlare della Cooperativa Sociale“Arcobaleno”, l’organizzazione, l'«impresa», per cui lavoro. Le cooperative sociali sono organizzazioni che “hanno lo scopo di promuovere l’interesse di una comunità e l’integrazione sociale dei cittadini”, e noi lo facciamo attraverso il lavoro, la diffusione di una cultura della solidarietà, della giustizia, della pace e della nonviolenza con particolare attenzione alla situazione ai problemi dei poveri del Sud del Mondo e all’intercultura. Cogliendo i frutti di un lavoro di docenti volontari legati al carisma di don Bosco, da qualche anno sono il responsabile di questa cooperativa che, oltre a dare lavoro a tanti giovani, lavora con tossicodipendenti, malati di AIDS, minori a rischio e immigrati. E il Centro interculturale è uno dei tanti progetti che abbiamo presentato qualche anno fa, attraverso il Comune di Foggia, alla Regione Puglia, perché pensiamo che, come diceva Padre Antonio, “l’intercultura” debba farsi storia, per evitare di rimanere una bella parola da incorniciare; perché una comunità solidale è, una comunità accogliente, fatta di relazioni positive. Il tutto presuppone l’ incontro, il confronto e, anche, lo scontro . Siamo convinti che finché non scendiamo dal nostro piedistallo e l’immigrato rimane sempre colui che deve chiedere e avere la nostra carità, non avremo mai un incontro autentico; è importante creare sempre più occasioni di incontro nelle scuole, nei quartieri, promuovere la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini stranieri. Sono questi i presupposti alla base del nostro Centro Interculturale dove, accanto all’informazione, attraverso uno sportello, presente anche presso il Penitenziario, cerchiamo di organizzare momenti e percorsi di incontri attraverso la cucina, una scuola di djembé, attraverso un torneo di calcio balilla, attraverso una festa come quella del 28 sera. Ed è proprio da questi momenti che nascono amicizie, collaborazioni, la voglia di partecipazione, il senso di appartenenza. Ed è proprio in uno di questi momenti che abbiamo incontrato Anelia, ingegnere nucleare della Bulgaria, che fa la badante e, adesso, collabora con noi come traduttrice e mediatrice; Samira, mediatrice marocchina che fino a qualche mese lavorava in un ristorante o Olena, che, da tre anni in Italia, adesso ha nuove amicizie e anche le sue giornate sono meno monotone. L’altra sera, mentre andavo via, una delle persone presenti, mi ha avvicinato e ringraziato, perché- così mi ha riferito- “è la prima volta che mi capita di vedere tanti ragazzi e giovani italiani, che stanno bene insieme e trasmettono gioia”. Se volete, quella sera, il vostro “starci” è stata anche l’occasione, per molti dei cittadini stranieri presenti, per superare quell’immagine negativa, certamente condizionata dai mass media, dei ragazzi italiani. Se volete quella sera, come dicevano i vostri animatori, cercavate testimoni e avete dato una bella testimonianza. L’intercultura, come vedete, è una parola che presuppone uno “starci”: una presenza fisica, concreta, ma anche un “io ci sto”, inteso come volontà, come voglia di esserci, di mettersi in gioco per cambiare le cose. Il percorso che i vostri animatori e padri scalabriniani vi propongono è già un buon inizio, è una “kairos”, un’occasione importante per la vostra vita, perché possiate diventarne i veri protagonisti. Pertanto, a nome di tutti gli operatori del centro Interculturale Baobab, vi ringrazio e vi faccio gli auguri di un buon cammino. Alla prossima.
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